Heteropolitics: pensare un’altra politica partendo dall’indagine sui beni collettivi

Heteropolitics: pensare un’altra politica partendo dall’indagine sui beni collettivi

Fonte: Articolo pubblicato da www.laboratorioinchiesta.it

Affiche della manifestazione – dalla pag. facebook di laboratorioinchiesta

I ricercatori del progetto Heteropolitics incontrano a Padova la Rete Beni Comuni e la cittadinanza sabato 22 gennaio 2022.

In preparazione all’incontro, un contributo scritto da Maria Desiderio, Valentina Romanin e Alessio Surian.

“Le energie di cambiamento mosse dal sistema dei beni comuni fermentano e si agitano soprattutto in due sfere del nostro presente storico. Primo, in una pluralità di lotte sociali, movimenti e iniziative civiche, che si battono per i beni comuni contro vecchi o nuovi recinti, creando attivamente nuovi beni comuni, pratiche e spazi; e spesso si coalizzano e mobilitano esplicitamente sotto il termine ombrello di “beni comuni”. In secondo luogo nelle nuove tecnologie digitali e in Internet: non solo hanno permesso la produzione di nuovi beni comuni digitali, come il software libero (Linux ecc.) e Wikipedia. Hanno generato, probabilmente, un nuovo modo emergente di produzione, che può essere in grado di innescare una transizione storica verso una società basata sui beni comuni.”
Da HETEROPOLITICS. Refiguring the Common and the Political

Heteropolitics è un progetto di ricerca collettiva euromediterranea che ha avuto luogo tra Italia, Spagna e Grecia fra il 2018 e il 2020. Si è dato l’obiettivo di affrontare l’ampio e articolato tema dei beni comuni e di come le pratiche ad essi legate abbiano un peso di reale trasformazione all’interno di sempre più rigide logiche di controllo sociale.

Il progetto si è sviluppato partendo dalla necessità di riconfigurare e ridefinire, dunque, il concetto stesso di politica: hetero in greco vuol dire proprio altra. Pensare un’altra politica partendo dall’indagine sul Common(s): i beni collettivi democraticamente condivisi e co-gestiti e il potenziale cambiamento concreto che essi comportano sono stati il fil rouge dell’intero lavoro di ricerca sia nel suo impianto teorico che in quello più concreto, costituito dal focus su alcuni casi studio presi in esame in ciascuno dei tre Paesi.

All’interno del progetto Heteropolitics, Alexandros Kioupkiolis ha analizzato i tentativi di combinare una potente capacità di azione collettiva con una politica di uguaglianza e processi decisionali inclusivi, differenziando quindi i significati e le modalità della leadership. Una questione chiave è come la leadership possa essere collettivizzata, equamente distribuita e guidata da molti e dal basso.

Kioupkiolis osserva che (a) l’approccio organizzativo chiave attraverso il quale l’attivismo contemporaneo cerca di collettivizzare il potere politico sono assemblee aperte quali sedi dei processi decisionali; (b) i media digitali contemporanei hanno permesso una tecnopolitica che rende “comune” la leadership dando alle persone comuni la possibilità di avviare, comunicare e coordinare azioni di massa indipendentemente da posizioni di leadership e da altri mezzi tradizionali di comunicazione; (c) specifici dispositivi istituzionali e pratiche organizzative possono imporre una maggiore trasparenza e sollecitare la costante responsabilità personale dei leader nei confronti delle loro comunità, che rimangono così i luoghi fondamentali del processo decisionale e contribuiscono a generare impegno in progetti collettivo di cambiamento. Tali dispositivi includono mandati determinati e vincolati, l’uso del sorteggio e della rotazione per distribuire i vari compiti da assegnare (per esempio per gli incarichi di portavoce e i ruoli di coordinamento), la revocabilità dei ruoli; (d) affrontare le asimmetrie di potere insistendo sulla chiarezza e sulla riflessività della leadership; (e) l’idea di sottoporre le proposte di politiche e di azione al consenso popolare piuttosto che imporle dall’alto; (f) la “femminilizzazione della politica” con l’empowerment e l’inclusione delle donne nella leadership politica.

Come possono contribuire i beni comuni a riconfigurare le politiche democratiche?

I beni comuni sono eterogenei, complessi e tra loro interconnessi: pur potendo dividere i beni comuni in naturali e culturali (o anche: materiali e immateriali), non va perso di vista come in ogni bene comune vi sia una doppia componente (materiale e immateriale). Per la comprensione dei fenomeni sociali e delle pratiche attuate in diverse nazioni europee è necessario che vi sia interazione tra l’ambito politico e altri approcci come quello antropologico ed etnografico.

Questa modalità caleidoscopica offre opportunità per includere nella stessa cornice esperienze molto diverse tra loro: dalla sperimentazione di pratiche sociali inclusive e auto organizzate intorno a un bisogno comune, come quelle portate avanti nel complesso contesto urbano di una metropoli come Barcellona in cui le comunità tra loro eterogenee partecipano direttamente allo sviluppo; alla sostenibilità e all’accessibilità di beni comuni basati sulla cura e sulle relazioni; a nuove forme di cooperativismo come quelle di Karditsa in Grecia; o la sfida del gruppo Sarantaporo.gr di portare una rete wireless gratuita accessibile e democratica sviluppata collettivamente in un territorio naturalisticamente impervio, sempre in Grecia. Infine il percorso politico e sociale che si è sviluppato in Italia a partire dalla campagna referendaria sull’acqua bene comune, che tutti conosciamo, e che ha fatto germinare molteplici strade con un’importante riflessione sul tema della gestione degli spazi e di come le comunità possano sperimentare nuove forme di autogoverno.

La strada per una democrazia nuova, per un’altra democrazia appunto più orizzontale e inclusiva, è certamente un percorso impervio, difficile, ma necessario: è auspicabile che ricerche come quella di Heteropolitics si moltiplichino eccedendo un ambito strettamente accademico, e che possano essere una fonte e uno spunto ulteriore per i movimenti sociali e per tutte le comunità che nel concreto, quotidianamente, praticano il bene comune spinti dal desiderio di contribuire al cambiamento.

I rapporti di ricerca e gli articoli del progetto sono disponibili sul sito heteropolitics.net.

Sisters with transistors : les pionnières de la musique électronique au Palais de TokYo

Sisters with transistors : les pionnières de la musique électronique au Palais de TokYo

Lisa Rovner, réalisatrice de Sisters with Transistors, nous propose un documentaire qui
plonge au coeur de l’histoire des pionnières de l’éléctro.

© Anna Lena Films & Willow Glen. Photograph by Peggy – www.palaisdetokyo.com
LE
#PALAIS DE TOKYO
vous propose
la projection du film
Sisters with transistors
de Lisa Rovner, en présence de la réalisatrice.
   

Omniprésente dans ses oeuvres, la musique électronique est un élément
fondateur de la pratique d’Anne Imhof ainsi que de celle d’Eliza
Douglas dont la carrière de musicienne a commencé aux côtés de Devendra
Banhart. Leur admiration commune pour les figures féminines dans
l’histoire de la musique électronique entre en résonance avec le travail
de recherche mené par Lisa Rovner, réalisatrice de Sisters with
Transistors, documentaire qui plonge au coeur de l’histoire des
pionnières de l’éléctro.

 

Elles s’appellent Éliane Radigue, Wendy Carlos, Clara Rockmore,
Daphne Oram, Bebe Barron, Pauline Oliveros, Delia Derbyshire, Maryanne
Amacher, Suzanne Ciani ou Laurie Spiegel : des légendes jamais assez
célébrées de la musique électronique. Ce film trace une nouvelle
histoire, encore jamais racontée, celle de ces femmes visionnaires qui,
des années 50 à 80, ont adopté les machines et leurs technologies
libératrices pour transformer radicalement la façon dont nous produisons
et écoutons la musique aujourd’hui. Constitué de magnifiques archives,
sur fond de contexte économique, politique et social du 20ème siècle,
le film de Lisa Rovner révèle une lutte d’émancipation unique,
rétablissant le rôle central des femmes dans l’histoire de la musique et
de la société en général.

 

Sisters with Transistors est bien plus que l’histoire d’un
genre musical : c’est un hymne à ces heroïnes du son, véritables
pionnières de la modernité dont le destin artistique est narré par nulle
autre que Laurie Anderson.  

Lisa Rovner

Lisa Rovner est une artiste et cinéaste franco-américaine. Elle vit et travaille à Londres. Ses films naissent de sa fascination pour les archives et son aspiration à transformer la politique et la philosophie en spectacle cinématique. Par le passé, Lisa Rovner a travaillé avec des artistes et des créateurs de renommé internationale, dont Pierre Huyghe, Liam Gillick, Sebastien Tellier, Maison Martin Margiela, et Acne. Ses films ont été présentés dans de nombreux centres d’art et cinémas à travers le monde. Elle développe actuellement une série comédie sur le monde de l’art ainsi qu’une série sur l’architecture révolutionnaire. Sisters with Transistors est son premier long-métrage documentaire.

Sisters With Transistors, 2020. Produit par Anna Lena Films. Co-produit par Willow Glen Films.

Ça se passe le 8.10.2021 à 20h au Palais de Tokio

 

13 Av. du Président Wilson, 75116 Paris

Source et images : © Anna Lena Films & Willow Glen. Image : Maryanne Amacher par Peggy Weil.  – www.palaisdetokyo.com
 

 

ACTIVITÉS/EXPOSITION – Noël à la Fonderie

La Fonderie est prêt à vous accueillir pour les prochaines Portes Ouvertes.
Images : © La Fonderie – Fontenay-sous-bois

Vous êtes chaleureusement invités à retrouver les artistes de La Fonderie
autour d’un brasero et d’un vin chaud.
Ateliers ouverts et Exposition collective dans les espaces communs

Nous vous attendons nombreux !!

La Fonderie – Pôle de création artistique
www.la-fonderie.org
Comment s’y rendre
Informations pratiques

Le programme complet de nos activités ICI

Source : © La Fonderie – Fontenay-sous-bois

La belle et la bête

La BELLE ET LA BÊTE
Encre blanc et noir / gouache sur papier
60 × 30 cm
2017

L’œuvre inspirée par La Belle et la Bête de Jean Cocteau cherche à évoquer un sentiment de magie et d’enchantement. Alors que le film fait référence à Gustave Doré et Johannes Vermeer, l’artiste a trouvé son inspiration dans un choix aléatoire d’images tirées d’un livre sur les jardins, nous rappelant que la nature, dans laquelle les figures féminines errent, est le véritable protagoniste. Le travail à l’encre noire et blanche mêle les images dans une géométrie positive et négative.