LA STORIA DELL’ARTE DISEGNATA – Alberi nel loro spazio

Sia nell’analisi dell’opera di Albert Edelfelt che in quella di Vincent Van Gogh, si nota che la rappresentazione è strettamente legata alla tecnica utilizzata.

Analisi delle opere di Albert Edelfelt e Vincent Van Gogh.
Ho realizzato due disegni ad acquerello e pastelli a olio durante una delle lezioni che tengo a Parigi.

Sia nell’analisi dell’opera di Albert Edelfelt che in quella di Vincent Van Gogh, si nota che la rappresentazione è strettamente legata alla tecnica utilizzata.

Albert Edelfelt, Pyökkimetsää, 1901, Finnish National Gallery, Helsinki

Nel caso di A. Edelfelt, l’artista ha iniziato con un disegno a grafite, per poi passare all’acquerello, quindi a una materia trasparente, per infine apportare ritocchi coprenti. Si tratta di una tecnica delicata, poiché occorre evitare di caricare eccessivamente di colore le parti dalle tonalità chiare, per non appannarne la luminosità.

La mia opera. Tempo di realizzazione: 20 minuti
© Stefano Zago – Albero nella foresta
Studio tratto dall’opera di Albert Edelfelt, Pyökkimetsää, 1901, Galleria Nazionale di Finlandia, Helsinki
Acquerello e pastelli a olio su carta
16 x 24 cm
2026
Vincent van Gogh, Olivi, 1889, olio su tela, 72 × 92 cm, Musée Kröller-Müller, Otterlo

Nel caso di Van Gogh, dove si ha a che fare con colori a olio opachi, e nel mio caso, dove utilizzo i pastelli, anch’essi opachi e a olio, si vede come l’artista possa aggiungere colori chiari sovrapponendoli alla massa formata dai colori più scuri.
La densità della materia pittorica è, a mio avviso, alla base dell’unicità e della modernità dell’opera di Vincent Van Gogh.

La mia opera. Tempo di realizzazione: 10 minuti
© Stefano Zago – Ulivi
Studio ispirato all’opera di Vincent van Gogh, Ulivi, 1889, olio su tela, 72 × 92 cm, Museo Kröller-Müller, Otterlo
Pastelli a olio su carta
16 x 24 cm
2026

I quadri capovolti di Georg Baselitz.

Invertendo (capovolgendo) i suoi quadri, l’artista riesce ad enfatizzare l’arrangiamento dei colori e della forma, ed a porre a confronto l’osservatore alla superficie dell’immagine, più che al contenuto.

Georg Baselitz, Wir besuchen den Rhein I, 1996

(Kamenz, 23 gennaio 1938 – 30 aprile 2026)

”Sono nato in un ordine distrutto, in un paesaggio distrutto, tra persone distrutte, in una società distrutta. Non ho voluto ristabilire un ordine. Ho visto abbastanza del cosiddetto ordine. Sono stato forzato a mettere tutto in discussione, ad essere ‘naive’, a ricominciare di nuovo.”

Baselitz ha vissuto attraverso la sofferenza e la demolizione della Seconda Guerra Mondiale. Il concetto di decostruzione giocherà un ruolo significativo nella sua vita e nel suo lavoro.

Negli anni sessanta è divenuto noto per i suoi dipinti figurativi fortemente espressivi. Disegnando a partire da una miriade di influenze (inclusi il periodo manierista e la scultura africana) svilupperà il suo personale linguaggio artistico.

« Chambre à coucher » (1975), huile et charbon sur toile, collection particulière. GEORG BASELITZ, 2018/PHOTO : JOCHEN LITTKEMANN

Disgregando ogni ordine prestabilito e rompendo la convenzionale idea di perfezione, Baselitz ha trasformato le sue premesse personali nelle linee guida della sua arte.

Ha continuato a invertire tutti i suoi dipinti (che è solito capovolgere), elemento divenuto portante all’interno del suo lavoro.

Dopo aver fatto ritorno nella Berlino est, vent’anni dopo la guerra, tra il 1965 ed il 1966, Baselitz crea la serie di Eroi (Helden), che includeva la composizione di largo formato I grandi amici (Die großen Freunde). Tali immagini rappresentavano metaforicamente l’uomo che, non avendo né nazionalità né un legame ad un luogo, abbandona l’idea megalomane ed illusoria del Terzo Reich con la sua apparenza desolata, danneggiata. L’eroe di Baselitz appare solitamente da solo in un paesaggio sterile, con gambe e braccia nude, un personaggio con riferimenti autobiografici che partono dal ricordo dell’infanzia dell’artista. Nel primo 1969 avrebbe prodotto altrettante immagini di largo formato, come Forestali (Waldarbeiter) come parte di un gruppo di immagini conosciute come Fratture (Frakturbilder).

Dipinti invertiti

Sulla base delle sue Fratture, Baselitz usava i dipinti di Louis-Ferdinand von Rayski, dall’infanzia alla scuola elementare, come modello, in modo da potere arrivare alla sua prima immagine contenente un soggetto invertito: Il bosco a testa in giù (Der Wald auf dem Kopf).

Invertendo (capovolgendo) i suoi quadri, l’artista riesce ad enfatizzare l’arrangiamento dei colori e della forma, ed a porre a confronto l’osservatore alla superficie dell’immagine, più che al contenuto.

In questo senso, i dipinti sono vuoti e non soggetti ad interpretazione.


Testo:
– https://it.wikipedia.org/wiki/Georg_Baselitz

Immagini:
– « Chambre à coucher » (1975), huile et charbon sur toile, collection particulière. GEORG BASELITZ, 2018/PHOTO : JOCHEN LITTKEMANN – https://www.lemonde.fr/arts/article/2018/01/24/arts-georg-baselitz-de-haut-en-bas_5246194_1655012.html
– Georg Baselitz, Wir besuchen den Rhein I, 1996 – https://blog.artsper.com/fr/la-minute-arty/10-choses-a-savoir-sur-baselitz/