Altri leoni dormienti

Abbiamo parlato nell’articolo precedente di leoni dormienti, e rieccoci sullo stesso argomento, un po’ per caso.

Si parla molto in questi giorni della scomparsa di Ozzy Osborne, un personaggio che ho sempre amato. Buona parte del successo del suo gruppo di Heavy Metal, i Black Sabbath, e di tutta la musica stampata su vinile di una gloriosa epoca storica, viene dalla cura data alla grafica delle copertine. Dei grandi artisti si sono cimentati attraverso questi media. Oggi citiamo, appunto, l’autore della, copertina di Sabbath, Bloody Sabbath.

Ne parla la pagina facebook del suo autore, Drew Struzan: https://www.facebook.com/drewstruzan

“Sabbath Bloody Sabbath” – La copertina dell’album che è diventata leggenda.
Nel 1973, a un illustratore ventisettenne di nome Drew Struzan fu chiesto di creare la copertina del quinto album in studio dei Black Sabbath.

La richiesta era semplice: “Disegnare l’immagine di un uomo morente”. Ma Drew, che lavorava presso l’agenzia Pacific Eye & Ear di Hollywood, aveva immaginato qualcosa di più stratificato. E se la copertina raccontasse la storia di due morti, una di tormento e una di pace?
Sulla copertina, un uomo si contorce in agonia, circondato da demoni artigliati mentre la scritta “666” incombe sul letto.
Sul retro, vediamo un’immagine speculare: lo stesso uomo, questa volta, che passa tranquillamente, circondato da persone in lutto e immerso in una luce blu.


L’idea di Drew, che raffigura la dualità dell’anima, è stata influenzata dal suo percorso personale e spirituale dell’epoca. Vedeva la morte non come una fine definitiva, ma come una porta. Una strada porta al tormento… l’altra alla trascendenza.
Entrambe le illustrazioni sono state realizzate con matite colorate su cartoncino bianco, sotto la direzione del direttore artistico Ernie Cefalu. Gli schizzi concettuali originali di Drew, visibili qui, sono stati immediatamente approvati dalla band
.

I due ghepardi, nella versione finale, son diventati due leoni. E dove li ha copiati il nostro Drew? Forse proprio dal leone scolpito da Canova, di cui ho parlato nell’articolo precedente?

Monumento a Papa Clemente XIII – Leone Dormiente
Antonio Canova – 1784
© Drew Struzan



Images:
Gypsotheca e Museo Antonio Canova
© Drew Struzan